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Ultimo aggiornamento: 17:22
Su diciotto settori industriali, in Europa uno solo è in crescita: l’aerospazio. Tutti gli altri diciassette sono fermi se non addirittura in preoccupante calo, in particolare l’automotive e l’acciaio che interessano da vicino l’Italia, alle prese con la produzione ai minimi di Stellantis e la morte annunciata dell’Ilva. Persino il comparto della difesa, che pure sta ricevendo la spinta dei piani di riarmo, sconta la difficoltà di essere troppo permeato dagli Stati Uniti. A Bruxelles è stato presentato il report realizzato da Syndex per IndustriAll, il sindacato europeo dei metalmeccanici. Il documento ha un titolo che non si serve di giri di parole: Ending european naivety, ovvero “finiamola con l’ingenuità europea”. Scatta una drammatica fotografia dello stato della manifattura nei Paesi Ue e chiede alle istituzioni di intervenire con una cura choc per evitare il tracollo, visto che al momento ci sono oltre 4 milioni di lavoratori interessati da ammortizzatori sociali.
Volendo prendere in prestito la metafora calcistica, l’industria europea può essere descritta come una squadra che ha problemi in tutti i reparti. Innanzitutto in attacco, perché l’austerità fiscale blocca gli investimenti e comprime i consumi interni. Poi in difesa, perché ci sono pochi e inefficaci strumenti per proteggere le nostre fabbriche dalla concorrenza cinese e americana, dal dumping salariale e dalla eccessiva dipendenza energetica. Infine, è del tutto carente quello che potremmo definire il settore giovanile: gli investimenti in ricerca, sviluppo e formazione sono troppo bassi, l’età media della forza lavoro è elevata e si fa fatica a favorire il ricambio generazionale.







