Il luogo scelto per la conferenza stampa – un sottotetto angusto al quarto piano del Maria Vittoria – è già di per sé un’avvisaglia. L’ospedale non è più adatto a rispondere alle esigenze di medici e pazienti, ne serve uno nuovo. «Benvenuti nell’aula magna», esordisce il direttore dell’Asl di Torino, Carlo Picco, e le finestre dei balconi sono aperte per far circolare l’aria ed evitare malori.
Il messaggio arriva forte e chiaro, la descrizione del “nuovo Maria Vittoria” tocca ai progettisti. E gli ingegneri di Ati Project toccano subito un punto sensibile: la vicinanza con la Dora Riparia e il rischio esondazione. L’ospedale sorgerà nell’area ora occupata dai giostrai, a ridosso del parco della Pellerina, tra i corsi Appio Claudio, Lecce e Regina Margherita, a pochi passi dal fiume.
«Il progetto è totalmente sicuro dal punto di vista idraulico – spiega Luca Serri, capogruppo di Ati Project, mentre fuori dall’ospedale un gruppo di manifestanti fa volantinaggio contro la location –. Tutte le funzioni destinate ai pazienti saranno ben oltre il livello raggiunto dalla Dora nel 2000». In altre parole: l’ospedale è edificato al di sopra del livello massimo mai registrato del fiume. Sei metri sopra, per la precisione: «Così si potranno assicurare i servizi ospedalieri anche in caso di emergenza».









