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Il Consiglio giudiziario boccia lo scatto di anzianità di De Tommasi, toga che critica il correntismo
Quattro anni di inchieste pesantissime anche sul crimine organizzato, poi un processo faticoso come quello per la madre-assassina Alessia Pifferi portato a conclusione con un pieno successo, ovvero con la condanna all'ergastolo, infine la maxiinchiesta che ha scoperchiato la fabbrica degli spioni della società Equalize. Per il pm milanese Francesco De Tommasi la pratica per il quinto scatto di anzianità doveva essere poco più che una formalità. Ma l'istanza di avanzamento è andata a sbattere contro un muro imprevedibile: il parere del consiglio giudiziario distrettuale, l'equivalente locale del Consiglio superiore della magistratura, chiamato a esprimere il suo parere. Che ha bocciato De Tommasi (foto) all'unanimità, con una decisione che segna una spaccatura netta all'interno della Procura milanese. Da un lato De Tommasi e il procuratore Marcello Viola che aveva espresso un parere pienamente positivo sulla promozione del suo sostituto. Dall'altro il consiglio giudiziario, suddiviso in correnti allo stesso modo del Csm, che si trova a giudicare un collega che delle correnti non ha mai fatto parte. Il consigli si allea per l'occasione con i rappresentanti dell'avvocatura, che a De Tommasi non perdonano avere messo sotto tiro nel corso del processo alla Pifferi gli accordi tra il difensore dell'imputata Alessia Pontenani e le psicologhe di San Vittore per una perizia che dichiarasse la donna inferma di mente e la salvasse dall'ergastolo. Infermità inesistente, secondo le sentenze sia di primo grado che d'appello (dove pure la condanna è stata ridotta a ventiquattro anni).






