Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Nel 2019 divieto d'ingresso nelle acque italiane, deciso dal ministero dell'Interno, guidato all'epoca da Matteo Salvini, innescò un braccio di ferro tra il Viminale e l'equipaggio della Open Arms
Era l'agosto del 2019 quando a poche miglia da Lampedusa, alla nave della Ong 'Open Arms' fu impedito l'attracco e lo sbarco sull'isola siciliana di 147 migranti soccorsi nei giorni precedenti nel Mediterraneo. Il divieto d'ingresso nelle acque italiane, deciso dal ministero dell'Interno, guidato all'epoca da Matteo Salvini, innescò un braccio di ferro tra il Viminale e l'equipaggio della Open Arms che il 9 agosto decise, tramite i suoi avvocati, di fare ricorso al Tribunale dei minori, chiedendo lo sbarco dei migranti non ancora maggiorenni. La sospensione, da parte del Tar del Lazio, del divieto di ingresso disposto dal ministero, portò la ong a presentare un esposto alla Procura di Agrigento, denunciandone la violazione da parte di Matteo Salvini che continuava a rifiutare alla nave l'ingresso nelle acque italiane. I giorni di 'stallò nelle trattative furono 18, con le condizioni igieniche a bordo sempre più difficili e con il tentativo da parte di alcuni migranti di raggiungere a nuoto la costa lampedusana. Fu il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, dopo una ispezione a bordo, a decidere di sequestrare l'imbarcazione, disponendo lo sbarco dei migranti e avviando accertamenti. Poco dopo, la procura di Agrigento iscrisse il titolare del Viminale nel registro degli indagati per sequestro di persona e rifiuto d'atti d'ufficio in concorso con il suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi.






