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Steve Witkoff, inviato del presidente Usa, nella bufera dopo la pubblicazione del contenuto della sua telefonata con il consigliere per la politica estera di Putin
È caccia alla talpa dopo la pubblicazione da parte dell'agenzia Bloomberg del contenuto della telefonata avvenuta il 14 ottobre tra Steve Witkoff, l'inviato speciale di Donald Trump, e Yuri Ushakov, consigliere diplomatico di Vladimir Putin. Nel corso della conversazione della durata di cinque minuti l'imprenditore immobiliare sostiene di sapere "cosa serve per raggiungere un accordo di pace: il Donetsk e forse uno scambio di territori da qualche parte". Witkoff dispensa inoltre consigli su come comportarsi con il presidente Usa e suggerisce la stesura di un piano di pace simile a quello siglato per Gaza confermando così i sospetti sull'assenza di equidistanza tra Ucraina e Russia e sull'effettiva matrice russa della proposta per la pace con Kiev.
Gli osservatori si interrogano su chi e perché avrebbe passato alla stampa le trascrizioni della telefonata dell'inviato di Trump. Prova a fare il punto della situazione il Wall Street Journal secondo cui, stando a quanto sostenuto da alti funzionari russi, il colpevole sarebbe da ricercare tra i servizi segreti del Vecchio Continente pronti a sabotare un cessate il fuoco ritenuto troppo favorevole a Mosca. La teoria espressa da Bruxelles è diamentralmente opposta: la talpa sarebbe da cercare tra i russi, in particolare tra gli esponenti del governo o dell'oligarchia della Federazione che traggono profitto dalla guerra e che vogliono che essa continui. C'è poi chi parla di un gioco di potere ordito dai russi per dimostrare che Witkoff sia al loro servizio e chi punta il dito contro elementi "disonesti" di un'agenzia governativa statunitense preoccupati dalla possibilità che Trump faccia pressione sull'Ucraina per firmare un accordo favorevole al Cremlino.








