Quando Sylvie Delezenne, esperta di marketing di Lille, fu convocata nel 2015 per un colloquio al ministero della Cultura francese, pensava di essere davanti all’occasione della vita. Invece è finita tra le oltre 240 donne coinvolte in un’inchiesta che scuote l’amministrazione.

Un funzionario di alto livello, Christian Nègre, è accusato di aver drogato per anni le candidate con potenti diuretici mescolati a caffè e tè offerti durante i colloqui. Dopo averle fatte bere, secondo le testimonianze, proponeva lunghe passeggiate lontano da bagni pubblici: molte donne si sarebbero sentite male, alcune avrebbero urinato in pubblico, altre non avrebbero raggiunto un bagno in tempo. La sensazione comune: vergogna, senso di colpa, paura.

L’indagine è partita nel 2018, quando un collega segnalò comportamenti sospetti. Sul computer di Nègre la polizia trovò un file chiamato “Esperimenti”, con date, orari e reazioni delle donne. Nel 2019 l’uomo è stato allontanato dal ministero e formalmente indagato, ma è ancora in attesa di processo.

«Sono passati sei anni e non è successo nulla. È devastante», dice Émilie, una delle vittime. «La lentezza della giustizia ci ferisce di nuovo.»

Molte donne soffrono ancora di disturbi post-traumatici. Alcune hanno ottenuto risarcimenti civili, mentre i sindacati chiedono che il ministero riconosca “un problema sistemico” che ha permesso a un dirigente di agire indisturbato per quasi un decennio. Delezenne ora lavora a Lille. «Voglio solo che non accada mai più a nessuna», dice.