Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 16:40
Se si vuole cogliere dal vivo una delle principali ragioni per cui il sistema salariale italiano da anni precipita verso il basso ed è il peggiore tra i paesi più sviluppati, basta guardare al rinnovo del contratto dei metalmeccanici, appena sottoscritto tra FimFiomUilm e Federmeccanica.
Negli ultimi anni la perdita di potere d’acquisto per un lavoratore metalmeccanico di livello medio è stata di più di 250 euro netti al mese. Per recuperare questa perdita, i salari contrattuali avrebbero dovuto crescere di circa 350 euro lordi. La richiesta dei sindacati confederali per il rinnovo del contratto triennale, dall’inizio del 2025 alla fine del 2027, è stata di 280 euro in più al mese. FimFiomUilm hanno spiegato questa richiesta, inferiore a ciò che sarebbe stato necessario per pareggiare i conti con la perdita salariale, con altre importanti rivendicazioni normative. Prima di tutto la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali, poi un potenziamento delle funzioni e dei poteri dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, infine rivendicazioni contro il precariato e per i diritti individuali.
Il risultato finale, tanto esaltato in queste ore dai dirigenti sindacali e ancor più dagli industriali, cancella la piattaforma. L’aumento salariale è di 205 euro lordi medi, con il prolungamento di un anno della durata del contratto. Allungare la durata del contratto è un classico metodo negli accordi sindacali per fare sembrare di più i soldi. Ma in realtà l’aumento effettivo è di 177 euro, perché 28 erano già stati erogati ai lavoratori nel giugno di quest’anno, in virtù del meccanismo di rivalutazione dei salari basato sull’Ipca. Questo indice dell’aumento dei prezzi è stato adottato dal contratto dei metalmeccanici, però con una pesante limitazione: i costi dei prodotti energetici importati non vengono calcolati. Cioè l’aumento dell’energia elettrica, del gas e della benzina per la busta paga non contano.











