“Il rischio è il rovesciamento dell’onere della prova“. Anche la ministra per la Famiglia, Natalità e Pari Opportunità, Eugenia Roccella, si scaglia contro il ddl sul “consenso libero e attuale” in materia di violenza sessuale. Lo fa criticando il testo del provvedimento e sollevando dubbi, salvo poi essere smentita – punto per punto – dal presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, magistrato da decenni impegnato nel contrasto alla violenza di genere: “Dovrà essere sempre il pubblico ministero a dover dimostrare che quel rapporto è avvenuto senza un libero consenso da parte della donna”, spiega Roia.
Dopo la battuta d’arresto a sorpresa arrivata martedì in Senato, la destra prova ad abbattere definitivamente il ddl, nonostante le garanzie date dalla stessa premier Giorgia Meloni. Matteo Salvini, con orgoglio, si intesta la frenata parlamentare: per il leader della LEga la legge è “troppo interpretabile” e lascia “spazio alle vendette personali”. Poco dopo è la ministra Roccella, intervistata durante la trasmissione “Ping Pong” su Rai Radio 1, a condividere la decisione di non approvare il ddl: “È meglio prendere più tempo ma approvare una legge convincente”, ha detto. Per Roccella “quello che è emerso dopo l’approvazione alla Camera è una forte perplessità da ambienti importanti: gli avvocati, l’ex presidente delle Camere Penali Caiazza è stato molto duro su questa legge, anche altri hanno sollevato dei dubbi“. Critiche condivise dalla ministra: “Il rischio è il rovesciamento dell’onere della prova, questo è il dubbio”, insiste la ministra. Secondo Roccella, pertanto, approvando il ddl saranno gli accusati di violenza sessuale a dover dimostrare che ci sia stato il consenso.












