Il carbon accounting è il processo attraverso cui un'organizzazione misura, registra e comunica le proprie emissioni di gas a effetto serra lungo l'intera catena del valore. "Il carbon accounting serve per appunto andare a misurare, registrare e poi comunicare qual è l'impatto emissivo di un'azienda", spiega Francesca Braschi, ricercatrice della Bocconi. Questo strumento tecnico trasforma la pressione climatica in strategia operativa, offrendo la granularità necessaria per mappare i driver emissivi, fissare target di decarbonizzazione verificabili e fornire dati agli investitori e alle autorità di vigilanza. Un elemento che sta diventando sempre più rilevante: anche lo standard Vsme (Voluntary Standard for SMEs), attualmente volontario per le piccole e medie imprese, richiede alle aziende che vi aderiscono di comunicare il proprio impatto emissivo.
I tre “scope” delle emissioni
Il carbon accounting si articola su tre dimensioni fondamentali, definite dal Ghg Protocol, lo standard internazionale di riferimento. "Nello scope 1 si considerano le emissioni dirette dell'azienda, nel 2 invece le emissioni indirette derivanti dall'energia acquisita e lo scope 3 sono le emissioni indirette degli altri attori all'interno della catena di fornitura", chiarisce Braschi. Lo Scope 1 comprende le emissioni generate direttamente dall'impresa: i combustibili utilizzati nei veicoli aziendali, il riscaldamento degli stabilimenti, i processi produttivi. Lo Scope 2 riguarda le emissioni indirette legate all'energia elettrica, al vapore o al raffreddamento acquistati. Lo Scope 3, il più complesso, include tutte le altre emissioni lungo la filiera: dai fornitori di materie prime ai trasporti, fino all'uso e allo smaltimento dei prodotti venduti.






