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Dopo più di dieci anni Taiwan ha eliminato le restrizioni alle importazioni di cibo dal Giappone, in vigore da quando nel 2011 ci fu l’enorme incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Poco dopo i social taiwanesi si sono riempiti di foto di persone che mangiano pesce giapponese, fanno la spesa in supermercati giapponesi e lodano genericamente la loro vicinanza al Giappone.

Le ragioni sono molto politiche: è un modo per il governo e i cittadini di mostrare gratitudine e vicinanza al Giappone, che da settimane sta subendo ripercussioni da parte della Cina dopo che la prima ministra Sanae Takaichi è intervenuta a favore di Taiwan nella disputa per la sovranità dell’isola. In particolare Takaichi aveva detto in parlamento che se la Cina avesse invaso Taiwan, il Giappone avrebbe preso in considerazione una risposta militare.

Taiwan si governa autonomamente in modo democratico, ma la Cina la rivendica come propria: ha minacciato più volte di invaderla, compie frequenti esercitazioni militari attorno alle sue coste e sta sperimentando un sistema di pontili mobili in prospettiva di un’eventuale invasione. Nell’ultimo periodo il presidente cinese Xi Jinping ha aumentato la pressione sull’isola e i suoi alleati, anche attraverso una serrata propaganda interna. Lunedì per esempio, in una lunga telefonata con il presidente statunitense Donald Trump, Xi Jinping ha ribadito di considerare il controllo di Taiwan un elemento essenziale «dell’ordine internazionale».