Per molti Juliette Binoche è Vianne Rocher di 'Chocolat' di Lasse Hallström, una donna per certi versi comune, ma capace di turbare un intero paese con la sua gentilezza e la tentazione peccaminosa dei suoi cioccolatini.

Oggi al Torino Film Festival per presentare la sua prima opera da regista, 'In-I in Motion', e ricevere la "Stella della Mole" conferma il suo fascino, ma anche la sua combattività parlando del rapporto uomo-donna in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

"Che le donne in paesi come l'Afghanistan, il Congo e l'Iran siano private delle libertà fondamentali è terribile ed è nostro dovere protestare pubblicamente - dice l'attrice premio Oscar -. Ancora oggi immaginiamo la forza come qualcosa che appartiene solo agli uomini. Da qui l'idea, nonostante io sia stata cresciuta da una madre forte e femminista, di trovare un uomo che mi proteggesse, una pia illusione perché questa figura ho scoperto, vivendo, che non esiste. Forse l'interazione possibile fra uomo e donna può avvenire a un altro livello incontrandosi in un luogo più spirituale dove sia possibile per entrambe le parti condividere e apprezzarsi".

Per il suo esordio alla regia Binoche sceglie di rivivere l'esperienza della performance teatrale di 'In-I' portata in tournée in tutto il mondo insieme al coreografo Akram Khan nel 2008, quando lasciò i set cinematografici per immergersi nel mondo sconosciuto della danza contemporanea. E questo con sullo sfondo le scenografie dell'artista contemporaneo Anish Kapoor.