“Ho detto di no a Spielberg tre volte. Meglio Film Blu di Kieslowski che i dinosauri”. Risulterebbe un po’ snob, se non fosse per la naturale simpatia che sprigiona da quel viso semplice, da quel fascino discreto da signora normale. Juliette Binoche al Torino Film Festival presenta la sua prima regia. Si tratta di In-I In Motion – tra i titoli in Concorso per il miglior Documentario – dove vengono mostrati preparativi e versione finale di uno spettacolo di danza del 2007 che vide la Binoche protagonista assieme al danzatore Akram Khan.
Due ore di sudore, fatica, piroette. Una danza eminentemente fisica, con corpi che non solo si sfiorano ma che si spingono, toccano, plasmano insieme con veemenza. Inevitabile che in conferenza stampa si affronti proprio il segreto del cinema: la chimica tra attori in scena oggi regolata sempre più di frequente da intimacy coordinator. “Un intervento razionale in una situazione che a che vedere col desiderio non è molto calzante. Capisco comunque dell’esistenza di questo ruolo a causa di tutti gli errori che sono stati fatti nel passato”, spiega la 61enne attrice parigina che ha da tempo conquistato non solo il cinema d’autore europeo ma anche Hollywood.








