Ormai esistono applicazioni di intelligenza artificiale di ogni tipo: diverse per argomenti, impostazione, credibilità. Ed anche il mondo cattolico (o genericamente cristiano) si è rapidamente adeguato. Non c’è dubbio però che alcune recenti pongano una serie di domande non banali, anzi profonde, esistenziali, persino metafisiche. Qualcuno dirà inquietanti, ma è termine abusato e che potrebbe porci in un atteggiamento negativo e preconcetto verso qualcosa che si tratta prima di tutto di capire.
Stiamo parlando di quei chatbot che permettono di conversare con personaggi sacri come Gesù, la Sacra Famiglia, gli Apostoli; di fare loro domande e riceverne risposte dettagliate e personalizzate. Il primo problema che si presenta con strumenti di questo tipo è ovviamente quello della credibilità, cioè della qualità dei dati che vengono processati. Da questo punto di vista alcuni fra i più conosciuti, come Christian AI Chatbot e CatéGPT, non generano particolari problemi perché fanno riferimento ai testi sacri e ai dogmi consacrati. In sostanza, danno le risposte che potrebbe dare un qualsiasi consigliere spirituale. Il quale però, se è veramente tale, non può limitarsi a ricordare con puntigliosa dovizia la dottrina, né aiutare ad “applicarla” ai casi particolari che gli vengono sottoposti. Dovrebbe anche aiutare con l’esempio e stabilire un rapporto emotivo con il dialogante, conoscerlo fisicamente, guardarlo negli occhi.






