Da quasi un quarto di secolo Angelo Binaghi governa il tennis italiano. Presidente della FITP dal 2001, ha attraversato ere, rivoluzioni, rinascite, fino a diventare il timoniere di un movimento che oggi marcia fiero, vincente, riconoscibile. Billie Jean King Cup, Coppa Davis, un campione come Jannik Sinner a guidare un popolo che cresce ogni giorno: appassionati, curiosi, famiglie, tifosi.

L’Italia che corre dietro al tennis come mai aveva fatto prima, fino a sfiorare per quanto ancora lontano l’orizzonte che sembrava intoccabile del calcio. Binaghi questo percorso lo racconta con la serenità di chi, prima di governare, ha vissuto il tennis da dentro. «Sono stato un buon sportivo a livello accademico dice quasi con pudore ho vinto due argenti alle Universiadi in doppio e sei titoli universitari». Dalla passione del ragazzo sardo di Cagliari al presidente che oggi parla da leader di un Paese diventato potenza mondiale, il passo non è stato breve, ma è stato continuo. E nel momento più caldo della stagione, alla vigilia della finale di Coppa Davis a Bologna, Binaghi ha toccato un nervo che va oltre il campo: i diritti televisivi. «Questa della Davis è una bella storia tra noi e la Rai. Siamo titolari dei diritti e li abbiamo presi proprio per convincere la Rai a iniziare a riconoscerci quello che viene riconosciuto alla Nazionale di calcio. Credo che Cobolli, rispetto a Scamacca, con tutto il rispetto, debba avere pari diritti e opportunità per farsi conoscere da tutti gli italiani».