Per mesi sulla Rai sono piovute critiche durissime per non essere salita sul carro di Jannik Sinner e aver dato il giusto spazio al tennis, nel momento per noi più felice di questo sport. Domenica sera invece, una scelta epocale: oltre a trasmettere in diretta l'intera finale tra Italia e Spagna di Coppa Davis (per giunta, con il fenomeno Jannik che si era tirato fuori dalla contesa, seguito a ruota dal suo rivale Carlos Alcaraz), il Tg1 delle 20 ha lasciato spazio all'evento slittando di alcune decine di minuti per non interrompere sul più bello né la sfida tra Flavio Cobolli e l'iberico Munar né il momento della premiazione e della festa.
Decisione coraggiosa (l'esito sarebbe potuto essere sfortunato) e anche una scommessa, vista l'assenza dell'uomo-traino Sinner. Ma anche un sacrosanto riconoscimento a uno sport la cui popolarità da due anni a questa parte è ri-esplosa, con la racchetta tornata a essere fenomeno sociale e mediatico più ancora che nei gloriosi anni d'oro di Claudio Panatta.
Il risultato? Ascolti record, guarda caso. con una media per l'intera giornata di 3 milioni 637mila telespettatori pari al 24.5% di share (anche Domenica In era finita in anticipo, in concomitanza con il primo match di Matteo Berrettini) e picco proprio nelle battute finali della partita di Cobolli (27% e 5.570.000 persone).












