"ICentri Antiviolenza sono i soggetti più competenti sulla violenza di genere.
Devono essere interlocutori imprescindibili nella definizione delle politiche nazionali e locali, con un ruolo attivo di monitoraggio e valutazione delle azioni istituzionali, in quanto spazi di libertà".
E' uno dei punti centrali, in totale sono dieci, del "Manifesto femminista e transfemminista contro la violenza alle donne e di genere" che segna un'alleanza tra la Rete D.i.Re, Be Free, ActionAid, Educare alla Differenze, Udi Bologna, Non Una di Meno e la Conferenza Donne Democratiche e molte altre associazioni.
Nel manifesto viene sancito che la violenza di genere è "una questione pubblica, che riguarda tutta la società; il suo superamento, infatti, richiede coscienza comune, azione condivisa e rivoluzione culturale". Per "eradicare la violenza alle donne e di genere è necessario - viene sottolineato - rimuoverne le cause agendo un ribaltamento strutturale delle relazioni economiche, sociali e culturali su cui si fonda la società".
"Vogliamo politiche di genere - si legge nel documento - non misure di mera assistenza. Vogliamo un piano nazionale di politiche delle donne e di genere che garantisca occupazione stabile, parità salariale, accesso alla casa, servizi educativi e sanitari, e strumenti di protezione sociale per le donne in uscita dalla violenza". Nel manifesto si chiede, tra l'altro, di "garantire nelle scuole un'educazione sessuo-affettiva, al consenso, alle differenze, alla salute e al benessere, fondata su relazioni di rispetto reciproco". "La retorica istituzionale che parla di emergenza mentre smantella i servizi e indebolisce i Centri - sostengono - è una forma di violenza politica" e dicono "no alle politiche meramente securitarie, alla rimozione della violenza dallo spazio pubblico e alla sua riduzione a fatto privato" perchè "le misure e securitarie non affrontano le cause strutturali della violenza: generano controllo e dipendenza. La sicurezza delle donne non si costruisce con il paternalismo, ma con libertà, risorse e autodeterminazione".















