Una terza mancata partecipazione consecutiva, per l’Italia, sarebbe un punto di non ritorno. Mancare nuovamente l’accesso al prossimo Mondiale sarebbe un fallimento sportivo, ma non solo. E imporrebbe, a quel punto, riflessioni piuttosto serie. Con annessi cambiamenti: impossibile rimanere inermi a quella che si configurerebbe come una disfatta senza precedenti. Frattanto che il campo emetterà il verdetto, si spera chiaramente positivo (il 26 marzo ci sarà la semifinale a Bergamo con l’Irlanda del Nord, il 31 l’eventuale finale in casa di Galles o Bosnia Erzegovina), le dichiarazioni del Presidente della Figc, Gabriele Gravina hanno fatto parecchio rumore. Anche perché richiamano automaticamente a ciò che potrebbe accedere. O anche non accadere: di (eventuali) dimissioni nemmeno (ad ora) l’ombra.

«Non c’è una norma che me lo impone. È un destino che viene individuato e cercato all’esterno della Federazione» è stata la risposta diretta del Presidente (nel corso della conferenza stampa a margine del consiglio federale) - che ha ricevuto mandato dai club con percentuali che sfiorano quasi il 100% - a chi gli ha chiesto se il suo futuro in Federazione sarà legato al risultato degli azzurri. Una frase sotto certi punti di vista sorprendente, soprattutto considerando il momento storico in cui verso il movimento calcistico nazionale. Non successe nulla nel 2022 dopo l’eliminazione, nel playoff, con la Macedonia del Nord e nessuno si chiamò fuori nemmeno dopo il bruttissimo Europeo culminato con l’uscita agli ottavi per mano della Svizzera. Pensare, augurandosi che la qualificazione al Mondiale arrivi, che nulla possa cambiare sembrerebbe davvero utopistico.