Che le spore di alcune tipologie di muschio possano sopravvivere anche al micidiale ambiente del vuoto spaziale, gli scienziati lo pensavano e teorizzavano da tempo. E ora c’è un’ulteriore conferma. Un team di ricercatori giapponesi ha pubblicato un lavoro scientifico che riguarda un esperimento effettuato all’esterno della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Dopo 283 giorni le spore sono rientrate sulla Terra e hanno mostrato di sopravvivere e crescere ancora, alimentando (è il caso di dirlo) nuove speranze per il futuro dell’agricoltura spaziale. Non è detto che gli astronauti del futuro si nutriranno di muschio, ma questo potrebbe essere usato per generare ossigeno o aiutare la formazione del terreno coltivabile.
Condizioni impossibili
L’esposizione diretta al vuoto dello spazio è una condizione impossibile da sostenere per il nostro organismo, e anche per quello di molte altre forme di vita animale o vegetale. L’assenza di ossigeno, l’aggressione delle radiazioni e le temperature estreme porterebbero alla morte in breve tempo.
E quindi, le spore del muschio inviato in orbita con un veicolo cargo statunitense Cygnus (il numero 17, la cui struttura principale è affidata a Thales Alenia Space a Torino), nel 2022, sono aliene? In realtà, da quello che ci confermano gli astrobiologi, esistono delle eccezioni, con forme di vita che hanno dimostrato grandi capacità di adattamento ad ambienti estremi. E non solo nello spazio, ma anche sulla Terra, come ai ghiacci polari, o nei deserti più aridi. Sin dagli anni Settanta, dapprima all’esterno del primo laboratorio-stazione della NASA, lo Skylab, e in seguito su satelliti e in contenitori posti all’esterno dei laboratori russi Saljut, erano stati esposti alcuni di questi organismi nel vuoto cosmico, per studiarne le reazioni, con risultati di rilievo. Ma quello ottenuto con l’esperimento di 9 mesi dalla ISS è quello che sorprende maggiormente.









