Qual è il formato più naturale per orientarsi tra le ventimila e-mail di Jeffrey Epstein diffuse nelle ultime settimane? Probabilmente lo stesso in cui quelle comunicazioni hanno preso forma: una casella di posta elettronica.

È l’idea - e insieme la provocazione - a cui sono arrivati Riley Walz e Luke Igel, due prankster abituati a giocare con il digitale, che hanno usato l’intelligenza artificiale per costruire un archivio navigabile identico a Gmail - il servizio di posta elettronica offerto da Google - contenente i messaggi ricevuti e inviati dal finanziere americano condannato per reati sessuali e trovato morto in cella, nel 2019, mentre attendeva un nuovo processo per traffico sessuale di minori.

Come funziona Jmail

L’obiettivo primario della piattaforma ideata da Walz e Igel, chiamata ironicamente Jmail, è rendere accessibili, in un formato più fruibile, corrispondenze che altrimenti risulterebbero difficili da esplorare a causa del loro stato grezzo (PDF scannerizzati e non indicizzati). Chi visita Jmail invece può cercare per parola chiave, navigare tra mittenti e destinatari, accedere - spingendo un’icona - ai documenti originali dai quali sono tratte le email.

Tra i nomi che ricorrono nelle email – estratte da 20.000 pagine di documenti rilasciati nei giorni scorsi dallo United States House Committee on Oversight and Reform -figurano politici, giornalisti e personalità di peso, tra cui Michael Wolff, Steve Bannon e l’ex segretario al Tesoro Larry Summers.