Gli scioperi ci sono, gli scioperanti non si sa. Sì, perché non tutti i lavoratori sono pronti ad andare dietro alle battaglie di Landini e compagni. E non tutti sono pronti ad alzare le barricate contro la manovra presentata dal governo.

«Agli scioperi del 28 novembre e del 12 dicembre noi non partecipiamo», spiega Francesco Paolo Capone, Segretario Generale dell’Ugl, «perché la manovra che il governo ha presentato, tra l’altro confrontandosi prima con i sindacati, ha un forte impatto sociale. Va nella direzione di favorire la famiglia e la natalità, il lavoro e le imprese, la sanità e la riduzione delle tasse, in linea con quanto avevamo chiesto».

“Rivolta sociale” contro il centrodestra e piazzate pro-Pal. C’è chi usa il sindacato per fare politica?

«È evidente che gli scioperi pro-Palestina e gli scioperi preventivi contro la manovra, cose che hanno riguardato principalmente la Cgil, fanno pensare che ci sia un obiettivo politico più che un obiettivo sindacale. Se si punta alla rivolta sociale e non alla pace sociale, c’è qualcosa che non funziona. E infatti anche la Cisl e la Uil si sono allontanate da Landini».

La Cgil si sta isolando?