NEW YORK. Il divo del rock che camminava sul lato selvaggio della vita a settant'anni ha ancora gli incubi di un debuttante qualsiasi. «Mi trovo nel deserto: e ho dimenticato le scarpe.Faccio per prendere l'autobus: e non riesco più a trovare il biglietto. Sono sull'autobus: e ho dimenticato la chitarra. Finalmente arrivo al concerto: ed è già tutto finito. Ecco, questo è il più ricorrente». Ecco, questo è Lou Reed. L'ex ragazzo che a quattordici anni visse l'orrore dell'elettroshock, per superare quelle che allora chiamavano "turbe omosessuali", il 2 marzo ha compiuto settant'anni, ma la moglie Laurie Anderson («L'artista più geniale che conosca: ma forse sono un po' di parte») ha dovuto organizzargli una festa a sorpresa per superare la ritrosia a festeggiare il Big Birthday.

Una carriera lunga e provocatoria come il vero rock: dai Velvet Underground fondati da Andy Warhol ai Metallica snobbati dai critici, che lui solo poteva portare a reinterpretare insieme Lulu, il capolavoro espressionista di Frank Wedekind.«E i loro fan ora mi odiano» dice nell'ufficio-studio nel cuore del West Village, muri a vista e parquet («Niente scarpe, please »), le chitarre in un angolo e il mega-iMac da 22 pollici nell'altro. «Pazzesco: mi odiano - devono avere il quoziente intellettuale di una sedia».