In ballo oggi pomeriggio a Ginevra, nel summit sulla pace in Ucraina, non c'è solo il futuro di Kiev ma pure il nuovo ordine mondiale. Un equilibrio delicatissimo e decisivo da cui sembra esclusa l'Unione europea, ridotta a spettatrice e schiacciata dal peso di Donald Trump da una parte e Vladimir Putin dall'altro.
A sottolinearlo, su La Stampa, l'ambasciatore italiano Ettore Sequi in un intervento decisamente duro e per certi versi inquietante. Secondo Sequi "il piano americano in 28 punti è la prova che l'ordine europeo sta entrando nella sua fase terminale. Non è un'iniziativa diplomatica, ma un atto di rottura che ridisegna la sicurezza del continente senza l'Europa e sopra la testa dell'Ucraina". Il suo giudizio sul piano che lo stesso Trump, forse per rassicurare Zelensky, ha sottolineato essere "non definitivo", è tranchant: si tratta, dell'ambasciatore, di "un'operazione di potere in cui Washington e Mosca usano l'Ucraina come leva e l'Europa come portafoglio. L'Ucraina è il teatro, ma il bersaglio è l'intera architettura di sicurezza europea".
Al di là delle clausole e delle richieste, che saranno ancora oggetto di trattativa, secondo Sequi a essere "rivelatrice" è la stessa "struttura istituzionale": il piano, suggerisce il diplomatico italiano, "crea un Peace Council presieduto da Trump, organo di fatto vincolante con poteri di monitoraggio e sanzione. È un ordine parallelo all'Onu che marginalizza il diritto internazionale e concentra nelle mani del presidente americano la funzione di garante supremo. La sicurezza diventa un servizio a pagamento. Washington 'riceve compenso' per ciò che prima era un impegno strategico. La deterrenza non è più un principio, è una fattura".













