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Ogni virgola del credo è carica della storia di milioni di persone ispirate da questa fede che si sono spese per migliorare il mondo sia in contesti di persecuzione, sia di indifferenza religiosa
Vorrei farle una domanda prima di iniziare - esordisce così un uomo di circa 60 anni entrato nel mio confessionale - È necessario credere per confessarsi? Perché a dire la verità, io sono qui perché me l'ha detto mia moglie, che quella che si è confessata prima. Lei non si può immaginare altrimenti quanto mi avrebbe stressato. Se vuole possiamo fare anche solo due chiacchiere, per me è uguale». Il credo è proprio così fondamentale? Non parlo solo di una interiorità, spiritualità, religiosità personale e soggettiva, ma di quella lista di verità che alla domenica a messa viene ripetuta tutte le settimane come cantilena a memoria, purtroppo con poca attenzione. Quel credo è davvero significativo? È già tanto dire io credo, ma è proprio necessario dire che io credo in tutte quelle cose lì? Ma ci credo davvero? Ma so di cosa si tratta? Se ci si pensa bene forse è la parte della Messa detta a memoria con meno attenzione, biascicata per abitudine. C'è qualcuno che ci pensa a quello che dice? Qui entro io in Confessionale perché in questo peccato di pappagallismo del credo ci cado spesso. A questo riguardo ci provoca oggi il primo viaggio di Papa Leone che nei prossimi giorni, dal 27 novembre al 2 dicembre si recherà in Turchia e Libano. Il momento cruciale sarà nell'attuale Iznik (a 130 km da Istanbul) per la commemorazione dei 1700 anni del Concilio di Nicea. Fu il primo concilio della storia. Rinsaldò unità e comunione, risolse controversie teologiche, definì la data della Pasqua, aprì un dialogo di relazioni istituzionali con l'impero romano, ma soprattutto






