L’onda lunga degli investimenti esteri nel calcio italiano non accenna a placarsi e, dopo le big del Nord, tocca ora alla Sardegna diventare teatro di un’operazione finanziaria che, seppur su scala di minoranza, conferma il trend di attrazione del capitale Usa verso i club di Serie A. Quello che si è concretizzato a Cagliari non è solo un semplice passaggio di quote, ma l’ennesima dimostrazione di come il football business tricolore sia ormai considerato un asset con interessanti prospettive di sviluppo, non solo sportivo.
La logica finanziaria dell’operazione
Dunque, un gruppo di imprenditori americani, guidati da Maurizio Fiori, sardo di origine e amministratore delegato di Praxis Capital Management, attraverso una holding di recente costituzione – ma con ramificazioni significative nel settore dello sviluppo immobiliare (real estate) – ha formalizzato l’acquisto di una quota di minoranza del Cagliari, club presieduto da Tommaso Giulini. Sebbene le percentuali esatte e il controvalore dell’operazione non siano ancora stati divulgati ufficialmente, si parla di una partecipazione compresa tra il 30% e il 40% con il club valutato intorno ai 100 milioni al netto dei debiti.
La logica dietro l’investimento, tipica degli asset manager statunitensi, trascende il risultato sportivo. L’interesse primario, come spesso accade, è strettamente legato al progetto infrastrutturale del nuovo stadio. L’Italia, con i suoi deficit impiantistici, offre multipli di crescita potenziale elevatissimi non appena un club riesce a dotarsi di una struttura moderna e di proprietà. In questo senso, l’ingresso di partner con expertise nel real estate e project financing è la vera chiave di volta.








