Un Toro americano non è più un’utopia. Dopo settimane di voci e indiscrezioni, ora c’è un primo punto fermo sul futuro granata: il dossier di Bank of America per proporre l’acquisizione del club non è passato inosservato negli Stati Uniti e si registrano potenziali investitori che ora proveranno a trasformare l’idea in una trattativa con Urbano Cairo. La svolta è stata svelata dal Sole 24 Ore, che riporta anche una valutazione superiore ai 200 milioni di euro per il Torino. Una cifra congrua al valore di un club che non ha asset immobiliari, visto come la sede sociale, il Filadelfia e lo stadio Olimpico Grande Torino sono in affitto, ma ha un brand forte e un patrimonio storico unico al mondo. In una Serie A sempre più a stelle e strisce, tra fondi di investimento e singoli proprietari sono “Made in Usa” ben 8 società (Inter, Milan, Roma, Atalanta, Fiorentina, Parma, Monza e Venezia) più il Bologna dell’italo-canadese Saputo, anche il Toro potrebbe cambiare stato e lingua.
Bank of America ha lavorato in silenzio come advisor per trovare potenziali acquirenti, ricevendo nei mesi scorsi l’incarico dallo stesso Cairo, e i risultati sono stati positivi. Il riserbo è massimo sul numero di interessati e sull’entità di chi vorrebbe prendere il Toro, mentre il buon esito delle eventuali trattative dipenderà dalle richieste che poi vorrà fare il presidente granata. Cairo prese il club nel settembre 2005 dai “lodisti” in Serie B e in questi 21 anni i suoi investimenti personali si aggirano intorno agli 80 milioni di euro, mentre l’ultimo bilancio del Toro si è chiuso con 13 milioni di perdite e 122 milioni di ricavi, grazie a 43 milioni di plusvalenze legate ai calciatori, con debiti complessivi per 160 milioni.







