Ci risiamo. I dipendenti pubblici per avere dall’Inps i propri soldi, parcheggiati nel Trattamento di fine servizio (Tfs), quando cessano il rapporto di lavoro devono attendere anche anni. E se desiderano ridurre un po’ i tempi di attesa, devono mettere in conto che - in qualche misura - qualcosa devono pure pagare per avere quanto gli spetta.
Se per i lavoratori del settore privato, il Tfr viene in genere erogato insieme all’ultima busta paga o, al più tardi, entro 30-45 giorni, nel settore pubblico i tempi sono molto più lunghi: un dettato normativo prevede che per avere il Tfs/Tfr, i dipendenti pubblici devono attendere un anno in caso di quiescenza per raggiungimento dei limiti di età e di servizio. L’attesa scende a tre mesi in caso di invalidità o decesso del lavoratore, ma sale fino a due anni per tutti gli altri casi di cessazione, come per esempio le dimissioni, il licenziamento e le uscite anticipate, con ritardi che non di rado superano i già previsti lunghi tempi di attesa.
La Corte Costituzionale ha più volte invitato il legislatore a superare la disciplina sul differimento della liquidazione del Tfs/Tfr ai dipendenti della Pubblica Amministrazione. Un reiterato sollecito che lo Stato ha più volte cercato di aggirare con soluzioni che prevedono svantaggi economici per i titolari delle somme accantonate nel corso degli anni di lavoro.






