L’entente cordiale, direbbero i francesi. Talmente cordiale da far dire al New York Times che per un pomeriggio «il fascista» Donald Trump, 79 anni, e «il comunista» Zohran Mamdani, 34 anni, erano soltanto «due ragazzi originari del Queens», diversi in tutto, certo, ma con la voglia di creare un rapporto costruttivo per il bene degli Stati Uniti. Venerdì, il neoeletto sindaco di New York, il socialista e musulmano Mamdani è stato accolto alla Casa Bianca dal suo inquilino, il tycoon repubblicano, rieletto alla guida degli Stati Uniti.
E l’incontro è andato sorprendentemente bene, nonostante una campagna elettorale per la guida della Grande Mela in cui se n’erano dette di tutti i colori. Mamdani aveva definito Trump «un despota», l’inquilino della Casa Bianca aveva bollato il futuro sindaco come «un comunista», sostenuto con vigore il rivale Andrew Cuomo, e minacciato di mandare nella metropoli la Guardia Nazionale, oltre che tagliare molti dei fondi federali alla città se il candidato democratico fosse stato eletto. È stato Mamdani, che entrerà in carica il 1° gennaio 2026, a chiedere l’incontro svoltosi venerdì, per parlare dei problemi più impellenti della città. Quando un giornalista ha chiesto a Trump se si sentisse pronto a vivere a New York con Mamdani al comando, lui ha risposto «assolutamente sì», e sembrava sincero. «Soprattutto dopo questo incontro», ha aggiunto, seduto dietro la sua scrivania, mentre il sindaco trentaquattrenne era in piedi alla sua destra, il tutto sotto lo sguardo attento di una statua di George Washington.












