È arrivata, finalmente, anche l’ultima delle promozioni attese per l’Italia e il suo debito pubblico, quella dell’agenzia Moody’s, in un anno che passerà certamente alla storia. Infatti, nel 2025 l’Italia ha incassato miglioramenti del suo rating e del suo outlook da parte di tutte le tre più importanti agenzie valutatrici internazionali, Standard & Poor’s, Fitch e, venerdì scorso, appunto, anche Moody’s, nonché altri significativi riconoscimenti dei progressi dell’economia italiana e delle sue finanze pubbliche anche da parte di DBRS Morningstar (la prima agenzia di rating a riportarci al livello A-) e Scope. La decisione di Moody’s, che ha alzato il rating dell’Italia da BAA3 a BAA2 con outlook stabile, è stata considerata dagli osservatori “storica”, in quanto erano ventitré anni che l’agenzia, ritenuta la più “severa”, non migliorava la sua valutazione sul nostro Paese.

Le promozioni incassate quest’anno dal nostro debito sovrano si fondano soprattutto su quattro pilastri. Quattro punti di forza che stanno man mano convincendo le agenzie di rating che il nostro Paese non può più essere considerato la “pecora nera” del debito pubblico europeo. Quattro fattori fondamentali del nostro sistema socioeconomico che l’Italia, non solo grazie al governo, come è ovvio che sia, ma anche grazie ad altre istituzioni, negli ultimi tempi è riuscita a comunicare meglio al mondo e ai mercati. Sconfiggendo così radicati luoghi comuni che la nostra stessa autoflagellante narrazione domestica ha contribuito a rafforzare.