L’Italia ha chiuso la stagione delle pagelle sul rating con una nuova promozione. Per la prima volta da maggio 2002 Moody’s ha rivisto al rialzo il proprio giudizio sull’Italia, portandolo da Baa3 a Baa2 con outlook stabile. Dagli Usa premiano quindi il rigore sui conti pubblici, la stabilità del governo, il terzo più longevo della storia repubblicana, e c’è la fiducia nella capacità di Roma di spendere tutti i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza i cui apporto alla crescita dovrebbe protrarsi anche dopo il 2026.

Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia può festeggiare: «Siamo soddisfatti della promozione di Moody’s, la prima dopo 23 anni. Un’ulteriore conferma della ritrovata fiducia in questo governo e dunque nell’Italia». D’altronde per l’agenzia la stabilità nell’esecutivo da certezze sulla politica economica per il futuro.

Già da quando l’Italia era tornata nella Serie A dei giudizi sui debiti sovrani, con la promozione a metà ottobre di Dbrs, il titolare di via XX Settembre aveva predetto nuovi traguardi. «I risultati arriveranno e così altri upgrade», aveva spiegato Giorgetti, predicando pazienza. Per anni il Paese è stato considerato un po’ la pecora nera dell’Unione europea. Serviva quindi del tempo per far cambiare idea dagli analisti. I segnali del mutato atteggiamento si registrano da mesi. Tant’è che la mossa di Moody’s era in qualche modo attesa dal mercato. Che quanto meno non si sorprenderà per la nuova pagella italiana.