Anche Moody’s ha deciso di alzare il rating del debito pubblico italiano, portandolo a Baa2 (da Baa3) con outlook stabile. La notizia potrebbe sembrare ormai abituale, dopo le sei promozioni già ottenute quest’anno dai BTp, ma la scelta comunicata nella tarda serata dall’agenzia americana ha due particolarità che le danno un sapore “storico”.
Il precedente del 2002
Primo: per reincontrare un upgrade di Moody’s sull’Italia bisogna risalire fino al maggio del 2002, quando il secondo Governo dell’allora 66enne Silvio Berlusconi era in carica da meno di un anno e il debito pubblico era intorno al 106% del Pil, 30 punti sotto i livelli attuali. L’upgrade di ieri, poi, rompe una solida tradizione, in base alla quale Moody’s fa passare almeno 12 mesi tra un miglioramento e l’altro nel giudizio sul debito di un Paese, dal momento che già a maggio l’outlook era stato alzato da stabile a positivo.
Tanto però ha potuto la disciplina di bilancio portata avanti fin qui dal Governo, anche a costo di imporre al ministro dell’Economia Giorgetti una raffica di vertici di maggioranza sulla manovra per trovare l’accordo sugli scarsi margini a disposizione per gli emendamenti dei partiti. La fatica però appare ben ripagata per il titolare dei conti italiani: «Siamo soddisfatti della promozione di Moodys», mette a verbale Giorgetti a caldo rimarcando che si tratta della «prima dopo 23 anni. Un’ulteriore conferma della ritrovata fiducia in questo governo e dunque nell’Italia».










