Moodys era l’ultima. La più ostica. Per anni ha tenuto inchiodata l’Italia ad un passo dal baratro. Un solo gradino sopra il rating “spazzatura”. Quello che una volta sceso, obbliga i grandi investitori esteri e i fondi pensione internazionali a disfarsi dei Btp. Il giudizio dell’Agenzia americana è stato per lungo tempo una Spada di Damocle sulla testa di qualsiasi governo e dello stesso Paese. È dal 2002 che Moodys non promuove l’Italia. Da allora solo bocciature, fino all’ultimo declassamento deciso nel 2018, quando alla guida del Paese arrivò il primo governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte. Era l’epoca del Reddito di cittadinanza, di Quota 100, dei festeggiamenti dei ministri sul balcone di Palazzo Chigi per la sconfitta della povertà. Sono passati sette anni, con in mezzo la pandemia e l’invasione dell’Ucraina. Ma è negli ultimi due anni che l’Italia è davvero riuscita a rimettere i suoi conti in carreggiata. Ne va dato atto al ministro Giancarlo Giorgetti che ha chiuso con una certa ferocia l’allegra spesa del Superbonus e ridotto ad un livello sostenibile quella per il Reddito di cittadinanza, ricalibrato più sulla ricerca di occupazione che su un mero sussidio, e oggi ribattezzato Assegno di inclusione. Ma che ha saputo dire anche dei no pesanti al suo stesso partito, la Lega, bloccando qualsiasi cedimento sul fronte dell’età di pensionamento come dimostra la decisione presa con la manovra in discussione al Senato di non fermare il meccanismo di adeguamento automatico dell’età di uscita alla speranza di vita. La decisione di promuovere l’Italia da parte di Moodys non coglie insomma di sorpresa.
Moody's alza il rating dell'Italia a Baa2 dopo 23 anni. Una decisione che segna una svolta: ora la 'serie A' non è più un miraggio
Moodys era l’ultima. La più ostica. Per anni ha tenuto inchiodata l’Italia ad un passo dal baratro. Un solo gradino sopra il rating “spazzatura”. Quello che una...











