Un nuovo condono doppio, che guarderà sia alla prima sanatoria (iper-permissiva) del 1985 che a quella del 2003, la terza. Rimuovendo alcuni vincoli presenti nell’ultima edizione, con riflessi sia a livello locale (come nel caso della Campania) che a livello nazionale.

Messi in fila, gli emendamenti presentati dalla maggioranza per avviare, se fossero tutti approvati, un nuovo condono edilizio, disegnano un quadro piuttosto coerente di regole pensate per favorire la regolarizzazione di difformità e per chiudere la lunghissima storia delle centinaia di migliaia di istanze di condono pendenti, in qualche caso, da decenni.

Entro il 31 marzo del 2026, infatti, i Comuni avranno, in base a una prima proposta, l’obbligo di rilasciare i titoli edilizi in sanatoria collegati alle tre edizioni del condono. Anche se non sono previste né sanzioni né meccanismi a supporto delle amministrazioni, come risorse per l’assunzione di nuovo personale per evadere le pratiche.

Le differenze nei condoni

A questo proposito, bisogna ricordare che le criticità in tema di condono edilizio – ossia, la gran mole di domande giacenti e destinate, in molti casi, ad esser rigettate - derivano principalmente dal passaggio dal regime di favore del primo condono (legge n. 47/1985, sostanzialmente “ripreso” dal secondo condono, disciplinato dalla legge n. 724/1994), che presentava limiti ridotti al minimo, alla disciplina parecchio più restrittiva del terzo condono (legge n. 326/2003).