Sei giorni per una nuova pace targata Donald Trump.
Sei giorni per capire se Volodymyr Zelensky accetterà un piano che odora di resa o deciderà di andare avanti, senza il suo alleato più forte. Sei giorni per capire se l'Europa sarà capace di rialzarsi, dopo l'ennesimo tranello a stelle e strisce. Il piano di pace americano per l'Ucraina può diventare uno spartiacque nella storia dell'Occidente. Di certo, dopo la girandola di indiscrezioni, tutto sembra più chiaro. Il presidente americano ha di fatto confermato il piano intimando a Kiev di accettarlo entro giovedì, giorno del Ringraziamento.
Il leader ucraino Volodymyr Zelensky "si dovrà far andare bene il mio piano di pace". Lo ha detto Donald Trump stasera durante l'incontro con Zohran Mamdani.
Da Mosca, Vladimir Putin ha dimostrato che c'è anche Mosca nella sala regia della bozza dei 28 punti. "Il piano può servire come base per porre fine al conflitto", ha annunciato lo Zar, scandendo poi la sua minaccia: "Se Kiev non lo accetterà conquisteremo altro territorio ucraino". La mossa di Trump va inquadrata in una strategia ben precisa, che parte dal vertice con Putin ad Anchorage, passa per il mancato rendez-vous di Budapest e poggia le sue fondamenta su un canale, quello con il Cremlino, rimasto sempre aperto. Al terzo tentativo il tycoon ha cambiato tattica. Non si è esposto inizialmente in prima persona, puntando su un nuovo incontro con Putin. Ha lavorato dietro le quinte, mandando avanti il fido Steve Witkoff, l'uomo della cruciale fase preparatoria della pace per Gaza.











