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Ultimo aggiornamento: 16:27
Il Governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Sardegna del settembre 2025 sul suicidio medicalmente assistito, sostenendo che il provvedimento presenti “plurimi profili di illegittimità costituzionale”. A motivare l’impugnazione è il Dipartimento per gli Affari regionali, che sottolinea come le norme approvate violerebbero l’articolo 117 della Costituzione, relativo alla competenza statale esclusiva in materia di ordinamento civile e penale, oltre a eccedere le attribuzioni conferite alla Regione dal suo Statuto speciale.
Secondo il Governo, la legge sarda non potrebbe regolamentare il fine vita nel silenzio del legislatore nazionale, nonostante la Consulta abbia auspicato che il tema sia oggetto di “sollecita e compiuta disciplina da parte del legislatore”. Le motivazioni evidenziano inoltre che il Senato è attualmente “in stato di avanzato esame” di un testo base sul suicidio medicalmente assistito, in discussione nelle Commissioni riunite 2° e 10°. Il Governo sottolinea che la disciplina del suicidio medicalmente assistito rientra nella materia dell’“ordinamento civile e penale” e che, pertanto, la legge statale è l’unico strumento in grado di normarla. Non è ammissibile che le Regioni esercitino un ruolo “supplente” rispetto allo Stato, nemmeno temporaneamente, nelle more di eventuali interventi legislativi statali. Vale la pena ricordare che le regioni – anche a guida centro destra – si sono mosse proprio perché da anni si chiede una legge che regoli la materia con norme che non siano frutto di dolorose battaglie legali come quelle portate avanti da Beppino Englaro, da Marco Cappato per il caso di DjFabo e tutti gli altri processi in cui il tesoriere dell’Associazione Coscioni rischia il carcere.






