Impugnata la legge sul fine vita approvata lo scorso settembre dal Consiglio regionale della Sardegna. La presidenza del Consiglio dei ministri ha deciso di procedere contro la norma numero 26 del 18 settembre 2025 «recante “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019”».
La motivazione del Governo
Per il Governo la legge 26 «nella sua interezza, esula in via assoluta dalle competenze regionali, eccedendo dalle competenze statutarie, e lede le competenze esclusive dello Stato in materia di ordinamento civile e penale e di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, nonché il riparto di competenze in materia di tutela della salute, violando l’articolo 117, secondo comma, lettere l) e m), e terzo comma, della Costituzione».
La norma era stata approvata dall’assemblea legislativa regionale con 32 voti a favore, 19 contrati e un astenuto. Un via libera arrivato dopo un dibattito durato due giorni in cui erano emerse le divisioni tra gli schieramenti e anche tra le due componenti sia in maggioranza, sia nell’opposizione. A votare contro era stato un consigliere regionale del centro sinistra mentre a favore uno di Forza Italia.








