Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - A quasi 15 anni dal disastro di Fukushima – e solo a un mese dall’elezione a premier di una convinta sostenitrice dell’energia nucleare – il Giappone si appresta a fare un passo decisivo verso la riapertura della centrale atomica più grande del Paese. Quando il reattore numero 6 dell’impianto di Kashiwazaki-Kariwa tornerà operativo si tratterà di un momento chiave nel processo di ri-nuclearizzazione di un Paese che ha prima abbracciato la tecnologia, poi l’ha messa in discussione sull’onda emotiva dell’incidente più grave dai tempi di Chernobyl, e quindi ha prima gradatamente reintegrato le centrali più moderne nella rete elettrica, e poi deciso che il nucleare dovrà tornare a essere una componente chiave del proprio futuro energetico.

La decisione forse il 21 novembre

Secondo quanto riporta la stampa locale, il governatore della prefettura di Niigata, dove sorge la centrale, potrebbe annunciare il suo assenso alla riattivazione già il 21 novembre. Dal 2 dicembre in avanti, la questione potrà essere vagliata dal parlamento locale e, in caso di via libera, la centrale potrebbe tornare operativa all’inizio del prossimo anno. Lo scorso 28 ottobre, dopo una serie di test, il gestore dell’impianto – Tokyo Electric Power Company, meglio nota come Tepco – ha annunciato che «le strutture primarie possono svolgere in modo adeguato le funzioni necessarie per l’avvio del reattore». La società ha promesso di investire 100 miliardi di yen (644 milioni di dollari) a supporto delle comunità locali. Si tratta di una cifra che equivale all’incremento previsto del suo utile netto generato dal riavvio del reattore numero 6. Nei piani di Tepco c’è anche la riaccensione dell’unità numero 7. Insieme, i due reattori più grandi della centrale possono produrre 2.710 megawatt di elettricità. Il destino delle altre cinque unità di Kashiwazaki-Kariwa non è ancora stato deciso, ma alcune potrebbero essere smantellate.