Vero è che che il cantiere di viale Papiniano 48, a Milano, confligge in maniera “assoluta” con le norme edilizie, perché per realizzare quel nuovo palazzo di otto piani servirebbe “un piano attuativo” – dunque un percorso più dettagliato – e non una Scia (segnalazione certificata di inizio attività) o un’altra procedura “light”.

Tuttavia, la gip Sonia Mancini non convalida il sequestro dello scorso 12 novembre effettuato dalla procura, perché i costruttori hanno sostanzialmente agito “in buona fede” e sarebbero stati tratti in errore proprio dal Comune.

Con queste parole, dunque, la giudice “rigetta” la richiesta di convalida e di sequestro dell’ultimo cantiere finito nel mirino del pool che indaga sull’urbanistica in città. Due gli indagati per l'area di viale Papiniano: il direttore dei lavori e progettista Mauro Colombo e l’amministratore unico della società Salvatore Murè. Le accuse, anche in questo caso, sono di abusi edilizi.

La vicenda è al centro di un lungo braccio di ferro tra costruttori e Comune. I lavori erano partiti con una semplice “Scia”, che poi il Comune ha revocato (complici le inchieste sul mattone), anche attraverso un ordine di sospensione dei lavori, ma le ruspe sono andate avanti lo stesso. Per questo la procura ha sequestrato l’area.