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21 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:51
Gli interventi e le dichiarazioni rilasciate dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e dalla ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, in occasione della Conferenza internazionale di alto livello contro il femminicidio che si è tenuta a Roma, hanno riacceso il dibattito sul tema della violenza contro le donne e in particolare sul ruolo dell’educazione sessuale e affettiva, suscitando immediate reazioni da parte delle opposizioni.
“Mi sono sempre chiesto, da modesto studioso anche di storia, come mai siamo arrivati a questa prevaricazione continua, ininterrotta, secolare, millenaria, dell’uomo nei confronti della donna: è una risposta se vogliamo un po’ darwiniana della legge del più forte”, ha detto il Guardasigilli. “Nei primordi il solo criterio di superiorità era quello della forza fisica, muscolare, di cui la natura ha dotato i maschietti in misura maggiore rispetto alle femminucce”. Condizione che avrebbe portato a una “sedimentazione anche nella mentalità dell’uomo, intendo proprio del maschio, che è difficile da rimuovere”. Nonostante l’uomo oggi debba accettare “questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio, nel suo codice genetico trova sempre una certa resistenza”. Per Nordio serve intervenire “con le leggi, con la repressione, con la prevenzione. Ma è soprattutto sull’educazione, cercare di rimuovere dalla mentalità del maschio questa sedimentazione millenaria di superiorità che si è tradotta e continua a tradursi in atti di violenza”. Ha però precisato che “è necessaria l’educazione in famiglia, fatta con l’esempio, prima ancora che con le belle parole: serve un’educazione che cominci dall’infanzia e dalla famiglia”.














