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Ultimo aggiornamento: 13:47
Il giudice Teodoro Ladròn Roda che ha presieduto la sezione numero 15 del Tribunale commerciale di Madrid ha emesso ieri una sentenza che ha fatto felici i media spagnoli e molto meno Mark Zuckerberg, a capo del colosso che raggruppa social come Facebook, Whatsapp e Instagram. Il magistrato accolto il ricorso di 80 giornali, condannando Meta, che in Europa ha sede in Irlanda, a pagare 542 milioni di euro. Per il giudice Roda, la motivazione di concorrenza sleale avanzata dai media iberici è corretta.
La causa intentata dall’Associazione dei Media d’Informazione (AMI) è durata due anni: entro 20 giorni, Meta potrà impugnare la sentenza e i suoi portavoce hanno già dichiarato che lo faranno, manifestando la loro contrarietà: “Non siamo d’accordo con la decisione del tribunale e faremo ricorso. Si tratta di una causa infondata che ignora deliberatamente il funzionamento del settore della pubblicità online. Meta rispetta tutte le leggi e ha fornito informazioni trasparenti per consentire agli utenti di controllare la propria esperienza con i nostri servizi”.
In 59 pagine, il tribunale spagnolo scrive che le aziende di Zuckerberg hanno ottenuto un “vantaggio competitivo” utilizzando in modo non corretto i dati di milioni di utenti per la “vendita di pubblicità personalizzata”. Questo vantaggio a parere degli autori del ricorso mette a rischio sia “la sostenibilità dei media” che “il diritto all’informazione dei cittadini spagnoli”. In base alle direttive di Bruxelles, per l’attività commerciale messa in piedi da Meta è necessario il consenso degli utenti, e questa autorizzazione – secondo la denuncia – tra la fine di maggio 2018, quando è entrato in vigore il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) e luglio 2023, anno in cui è stata intentata la causa, non è mai stata richiesta.













