MESTRE - La polizia locale ha bussato di prima mattina. Quella carne - chili di carne in decine di pezzi - non doveva e non poteva restare stesa sul poggiolo condominiale. E così dal terrazzino della palazzina di via Paruta, un edificio residenziale all'interno rispetto alla strada, alle 8 è stata rimossa tutta la carne, probabilmente portata in casa della coppia di nazionalità cinese (non bengalese, come era apparso in un primo momento) che abita nell'alloggio. «Nel nostro Paese si può fare, cosa c'è di male? - commenta il marito, giovane titolare di un bar in via Aleardi -. Comunque il problema non c'è più. L'abbiamo portata via».
Ha fatto discutere eccome il caso sollevato ieri dal Gazzettino dell'abitazione con la carne "stesa" sul poggiolo ad essiccare, con il sangue e i liquidi organici che colavano giù dal terrazzino al primo piano del condominio di via Paruta. Sulle pagine "social" della città l'articolo è stato condiviso e ricondiviso, con commenti al vetriolo che testimoniano ancora una volta come "l'integrazione culturale" sia una meta ancora lontana da raggiungere.
La coppia cinese gestisce infatti un bar poco distante dall'abitazione, un piccolo locale dove poco più di tre anni fa un 31enne tunisino venne arrestato dalla polizia con l'accusa di tentato omicidio per aver accoltellato un ragazzo di 24 anni, con l'africano poi condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione. Altra storia, decisamente più drammatica, rispetto al caso della carne (dovrebbe essere di maiale) messa ad essiccare in bella vista sul poggiolo di casa, con un ingegnoso quanto rudimentale sistema di bastoni incrociati e ganci per farci stare quanti più pezzi possibile. «Nel nostro Paese si può fare, non vedevo problemi - si limita a dire il cinese dietro al bancone del suo bar -. Questa mattina è venuta la polizia locale per dirci di toglierla e noi l'abbiamo fatto subito. Certo, non la appenderemo più. Il caso è chiuso».








