Arrestato per spaccio di droga, trascorre in detenzione domiciliare un periodo superiore alla condanna effettivamente inflitta. È la paradossale vicenda di Vito Ruggeri, pregiudicato barese di 50 anni, che è stato detenuto in casa per due anni mentre, alla fine del processo, è stato condannato a un anno e quattro mesi. Dunque, ha trascorso in regime detentivo domiciliare otto mesi in più di quelli che avrebbe dovuto scontare. Ma, essendo stato condannato, non potrà chiedere alcun risarcimento.

Il motivo del cortocircuito giudiziario sta nel fatto che la condanna inflitta in primo grado a Ruggeri e poi ridotta in Appello è stata annullata dalla Corte di Cassazione, su sollecitazione dell’avvocato Gianluca Loconsole, e un secondo processo di Appello l’ha determinata in misura ancora inferiore. Il tutto mentre l’imputato rimaneva detenuto. Ad arrestarlo — il 1° aprile del 2023 — furono i carabinieri, dopo averlo sottoposto ad un controllo in via Ravanas (nel quartiere Libertà), trovandogli nascoste nella manica del maglione sei dosi di cocaina e una busta di eroina.

La successiva perquisizione domiciliare aveva consentito di trovare in una nicchia all’ingresso dell’abitazione 24 dosi di cocaina, un panetto di hashish, sette involucri di eroina, due bilancini di precisione e un rotolo di nastro bianco.