VENEZIA - Dieci mesi di pena in più e un risarcimento di 37mila euro da pagare per l’ex assessore alla Mobilità di Venezia, Renato Boraso. Li ha concordati il suo difensore, l’avvocato Umberto Pauro, con i pm Federica Baccaglini e Roberto Terzo in relazione ad una serie ulteriori di episodi nell’ambito dell'inchiesta denominata Palude, tra cui la presunta mazzetta incassata per la vendita di palazzo Poerio Papadopoli, di proprietà del Comune di Venezia, al magnate di Singapore Ching Chiat Kwong con un consistente sconto sul prezzo iniziale di asta.
La condanna finale per Boraso sarà quindi di quattro anni e otto mesi (ha infatti già patteggiato tre anni e dieci mesi).
L’accordo è stato definito nel corso dell’udienza tenuta di fronte alla giudice Claudia Ardita, che emetterà la sentenza il prossimo 22 dicembre. In quella udienza saranno definiti sicuramente anche altri sei patteggiamenti, quasi tutti sotto i due anni di reclusione. Comune di Venezia, Città metropolitana, Actv e Avm si sono costituiti parte civile.
Molti imprenditori non hanno per ora optato per il patteggiamento perché la Procura non è disposta a concordare la sospensione condizionale della pena: per loro l’udienza preliminare è fissata per l’11 dicembre, data in cui davanti al gup è chiamato a comparire anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, accusato di corruzione per la vicenda della trattativa per vendere a Ching i suoi terreni ai Pili e per la cessione di palazzo Poerio Papadopoli.






