A sinistra hanno provato ancora una volta a far processare e condannare il governo italiano da un’istituzione della Ue. Non ci sono riusciti, perché questa legislatura europea non è come la precedente. Ora i numeri consentono di creare una “maggioranza di blocco” in grado di fermare simili operazioni, formata dal Partito popolare europeo (la famiglia cui appartiene Forza Italia), dai Conservatori (il gruppo di Fdi), dai Patrioti (con la Lega) e dai Sovranisti.

Un accordo politico non formalizzato, ma efficace e già entrato in funzione più volte per mettere in minoranza i Socialisti (nelle cui file militano gli eletti del Pd) e le altre forze di sinistra. Iniziò un anno fa, votando per il riconoscimento dell’anti-comunista Edmundo González come legittimo presidente venezuelano (da qui il nome di «maggioranza Venezuela»), e si ripresenta quando c’è da smontare il piano di decarbonizzazione forzata imposto dal Green Deal o riscrivere le regole per l’immigrazione. È successo di nuovo mercoledì sera.

Lo strumento scelto era la commissione Libertà civili del parlamento Ue, che avrebbe dovuto venire in Italia dal 10 al 12 giugno, con una delegazione di otto eurodeputati. La missione, si legge nei documenti di Strasburgo, avrebbe dovuto indagare «sulla situazione dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in Italia, compresa l’indipendenza della magistratura, la lotta alla corruzione, la libertà dei media e la lotta alle discriminazioni».