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Kallas: "Colpire Mosca e sostenere l'Ucraina". Parigi: "No alla capitolazione"

Sembra essersi spostata su Bruxelles, la nebbia che per giorni ha avvolto Pokrovsk, la città ucraina nel Donetsk, in Donbass, mediatizzata al punto da aver fatto perdere di vista altre situazioni su uno scacchiere ben più vasto, che vede anzitutto i cieli ucraini costantemente illuminati a giorno dai bombardamenti russi e la Casa Bianca articolare in sordina un piano di pace che, per porre fine alla guerra, farebbe rinunciare Kiev anche a quel 14,5% di territorio che ancora controlla. Soprattutto, come discusso ieri nel Consiglio Esteri Ue, la pace auspicata da Trump non prevede alcun coinvolgimento europeo, se non a posteriori, per garantirla.

Europa dunque in allarme: passata dagli ultimatum di Mosca a uno stand by forzato a causa del mancato accordo per finanziare Kiev sull'uso con i fondi russi congelati; e con un piano di pace alternativo pensato assieme a Zelensky, che il presidente ucraino ha portato con sé in Turchia senza seguito in Russia né a Washington. Ma cosa è emerso ieri a Bruxelles? Anzitutto che la Banca centrale russa avrebbe iniziato a vendere parte delle sue riserve auree per sostenere le spese di guerra, e ciò ha convinto i 27, con l'Ungheria contraria, a insistere sul sostegno al "servitore del popolo" dall'immagine ammaccata dallo scandalo tangenti. E ad alzare i toni dopo la mossa Usa. Occorre chiedersi "perché la Russia sta di nuovo mostrando un volto positivo, hanno paura del prestito di riparazione", basato sui beni congelati alla Banca centrale russa, dice l'Alto Rappresentante Ue, Kallas. "Stanno finendo i soldi e vogliono dimostrare che sono forti, ma non è così, ciò ci spinge a continuare a sostenere l'Ucraina e far più pressione su Mosca" col 20esimo pacchetto di sanzioni. Incrocia le vie della diplomazia con il portafoglio, la Svezia, invitando i 27 a guardarsi allo specchio. "Dall'invasione, i Paesi e l'Ue hanno sostenuto Kiev con 187 miliardi di euro e abbiamo importato petrolio e gas dalla Russia per 201 miliardi, e se si aggiunge il resto, il totale è di 311 miliardi, saldo negativo per Kiev di 124 miliardi, una vergogna", l'affondo della ministra svedese, Malmer Stenergard. Non un mera provocazione, ma un alert a chi, dentro l'Ue, con i tubi dei gasdotti sostanzialmente chiusi a est, continua a far arrivare il metano di Mosca in Gnl. Francia in primis, Belgio e Spagna, Paesi Bassi e Portogallo; l'Italia ha azzerato l'import di Gnl russo.