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20 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 21:55
Ecco il documento incriminato, quello che ha causato le prime dimissioni al Garante della Privacy. Il segretario generale Angelo Fanizza le ha rassegnate questa sera, poche ore dopo la pubblicazione della notizia che rischia di travolgere definitivamente l’Autorità, di certo la sua credibilità. Un atto interno, protocollato alle 11:22 del 4 novembre 2025, in cui Fanizza ordina al dirigente della sicurezza informatica, Cosimo Comella, di acquisire con “effetto immediato” una mole immensa di dati interni dell’Autorità. Non un controllo mirato: tutte le email dei dipendenti, gli accessi VPN, le cartelle condivise, gli spazi di rete, i sistemi documentali, fino ai sistemi di sicurezza. E poi l’ordine più grave: “evitare che si verifichi la sovrascrittura dei log su tutti i sistemi”. Significa congelare ogni traccia di attività dei lavoratori per anni. L’intera operazione doveva essere copiata “su uno o più DVD” e consegnata direttamente al segretario generale. Tutto “riservato e interpersonale”.
È il cortocircuito perfetto: l’Autorità che dovrebbe difendere la privacy degli italiani chiede di violare quella dei suoi stessi dipendenti. E non per fini istituzionali dichiarati: nelle ore successive i lavoratori scopriranno che il vero obiettivo era trovare chi parlava con i giornalisti. È questo il detonatore della rivolta che porta l’assemblea ad approvare all’unanimità la richiesta di dimissioni del Collegio.











