La Rai di Torino diventa sempre più piccola, come un maglioncino messo in lavatrice con il lavaggio sbagliato. In 15 anni gli studi televisivi da quattro sono diventati due, i dipendenti del centro di produzione da 700 a 400. Il palazzo di via Cernaia si è trasformato in una ghiotta operazione immobiliare. Il Teatro di Torino, l’antico Scribe di via Verdi 16, è vuoto e incartato nei ponteggi.

Ora i sindacati hanno fatto appello al Comune, incassando il sostegno trasversale di tutti i partiti. È stato il capogruppo dem Claudio Cerrato a portare - con un documento approvato all’unanimità - la questione in commissione comunale, assieme al consigliere Valentino Magazzù. “E adesso - dice Cerrato - mi impegno a organizzare insieme al sindaco Stefano Lo Russo una videoconferenza con i parlamentari piemontesi di tutti i partiti e il governatore Alberto Cirio per fare pressing sui vertici dell’emittente televisiva”.

Tre livelli istituzionali, insomma, si attivano per remare nella stessa direzione in difesa della Rai di Torino: non solo degli studi televisivi, ma anche del telegiornale regionale. Marco Procopio del sindacato Usigrai lo dice chiaro: “Abbiamo solo due troupe per tutto il Piemonte e siamo sotto organico di quattro persone”.