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Ultimo aggiornamento: 12:21

Proseguono le indagini difensive nell’ambito dell’inchiesta della procura di Pavia sul delitto di Garlasco in cui Andrea Sempio è indagato. Oggi Sempio, che è stato ospite a Porta a Porta, èa Roma con il suo team al Laboratorio di Genomica di Roma. “Un confronto per avere ulteriori certezze? Quello è l’obiettivo” ha dichiarato ai giornalisti a Sempio, accompagnato dall’avvocata Angela Taccia, dove si è riunito con il resto del team legale che lo assiste. “Ho già detto tutto ieri sera”, ha detto ancora il 37enne, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi per cui è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi.

“Sogno forse l’oblio, di cercare di tornare alla normalità, ma vedremo quanto sarà possibile. Finché si tratta di lanciare suggestioni o buttare fango la macchina dei media si impegna parecchio…Se non fosse per l’assalto dei media io non ho paura, non mi vergogno di girare per strada. È un peso avere gli occhi addosso, ma io non ho nulla per cui io mi devo nascondere”. Come è noto dopo una doppia archiviazione, da qualche mese è di nuovo sotto i riflettori ma la sua versione non cambia.

E fuori dall’incidente probatorio ancora in corso – nessuna impronta trovata nella villetta di via Pascoli è riconducibile all’indagato – l’elemento di novità investigativo è l’impronta 33 trovata sulla parete destra della scala dove fu gettato il corpo della vittima. Una traccia priva di sangue che la procura di Pavia attribuisce a Sempio e per cui la parte civile ha chiesto di procedere con l’incidente probatorio, però negato dalla Procura. “Ho molti dubbi che sia attribuibile a me. L’abbiamo fatta controllare più volte (dai consulenti, ndr) e ho dubbi. Anche fosse non trattandosi di una traccia insanguinata, ma semplicemente di un’impronta sul muro può essere, non mi stupirebbe. Non andavo spesso in cantina ma penso di esserci stato 3-4 volte” ricorda. Per Sempio, che continua a proclamarsi estraneo, quello di Chiara Poggi è stato, per le modalità, “un delitto passionale, un delitto d’impeto”, quanto a Stasi – che la Cassazione indica come il solo assassino della giovane – “tutta la sua vicenda è stata giudicata da persone più competenti di me“.