Sabina Guzzanti sceglie il faccia-a-faccia col pubblico, a metà tra una conferenza-spettacolo e una stand-up comedy, per affrontare il nodo della libertà in un'epoca di cambiamenti e incertezze, toccando un nervo scoperto che chiama in causa politica, lavoro e tecnologia. Parte proprio dalla riflessione su cosa significhi davvero essere liberi il monologo "Liberidì Liberidà" con cui Guzzanti gira l'Italia da un paio d'anni, che venerdì 21 novembre alle 21.15 approda al Teatro Corso di Mestre (info www.dalvivoeventi.it). L'artista sfodera tutta la tagliente ironia che contraddistingue il suo approccio di satira e critica sociale. «Ovviamente non si parla solo di politica precisa ma anche di argomenti veramente importanti come lo sviluppo tecnologico in mano a quattro esaltati irresponsabili e di come conservare una qualche forma di dignità nel XXI secolo».
Il titolo sembra un gioco di parole
«Sì, suona giocosa come le filastrocche. È invece uno spettacolo di satira politica abbastanza sfrontatello e insolente, pur essendo molto divertente. Fa molto ridere, ma mi permetto tutte le libertà possibili. È un esercizio di parola che si propone di far respirare a pieni polmoni lo spettatore».






