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Si assiste da anni a un'escalation da migliaia di morti che si accompagna a una retorica da armi nucleari, ma il problema di alcuni, nel caso si debba valutare di mandare degli aiuti economici in Ucraina, è la corruzione nella pubblica amministrazione
Un cittadino ucraino, ogni santo giorno, non ha il problema che il rifugio antiaereo sia abbastanza vicino, o se il prossimo missile cadrà dalle sue parti o sulla sua strada, o sul condominio, sulla scuola dei figli, non ha il problema di vivere senza luce o senza acqua o senza riscaldamento, o di spedire un messaggio al fronte senza sapere se gli risponderanno, non ha neppure il problema di seppellire amici e parenti e vicini di casa, o, tantomeno, di passare dei mesi senza un lavoro stabile o senza medicine o insomma senza sicurezza; un cittadino ucraino, ogni santo giorno, ha il problema della corruzione nella pubblica amministrazione. Così pure un cittadino italiano (e le sue istituzioni) non ha il problema che la Russia sta invadendo l'Ucraina, e che si assiste da anni a un'escalation da migliaia di morti che si accompagna a una retorica da armi nucleari, non ha dei problemi sostanziati nella parola guerra: il suo problema, nel caso si debba valutare di mandare degli aiuti economici in Ucraina, è la corruzione nella pubblica amministrazione. Sì, perché con gli aiuti "si alimenta la corruzione" (La Stampa, Anna Zafesova) mentre il Fatto Quotidiano, con un afflato retorico che sta sposando Cinque Stelle e Lega, ha messo in scena un repertorio immaginifico con droni farlocchi e valigioni di dollari, con Marco Travaglio che, in tv, ha paventato che i soldati muoiono mentre qualcuno "siede sul cesso d'oro". Anche la Lega, come detto, invita a "non ingrassare tasche sbagliate", e anche il Corriere della Sera (Luigi Ferrarella) si chiede se prima di mandare altri aiuti non sia il caso di valutare la moralità dell'intera burocrazia ucraina.






