Unire le forze per non perdere spazio nelle scelte dei consumatori, sia in Italia sia all’estero, è la scelta fatta dal Consorzio vini della Valpolicella e dal Consorzio del Parmigiano Reggiano. Più promozione, meno polemiche su dazi, capacità di spesa, nuove sensibilità salutistiche. In gioco c’è un mercato che, sommando il giro d’affari delle due compagini associative, rappresenta un valore al consumo delle proprie Dop pari a 4 miliardi di euro. «Il 2025 che va chiudendosi è stato vissuto un po’ sulla difensiva – ammette Christian Marchesini, presidente dei vini della Valpolicella, che quest’anno ha festeggiato i 100 anni – Abbiamo cercato di mantenere sia dal punto di vista dell’imbottigliamento sia da quello delle vendite, le posizioni conquistato sui vari mercati in un periodo difficile per tutto il mondo del vino. Nonostante ciò, il bicchiere è mezzo pieno».
Venti vini italiani nella classifica di Wine Spectator, ecco quali
A CURA DELLA REDAZIONE DEL GUSTO
18 Novembre 2025
D’altronde, «l’entrata in vigore dei dazi ad agosto, paradossalmente, non dico ci abbia fatto tirare un sospiro di sollievo ma ha permesso ai 2.400 produttori e alle 360 cantine del territorio di programmare le attività di export all’interno di un orizzonte chiaro. Le incertezze non mancano, ad oggi per esempio rimaniamo alla finestra per capire quali potranno essere i reali effetti sui nostri vini dall’altra parte dell’Atlantico. I veri impatti potremmo quantificarli verosimilmente con i dati di gennaio e febbraio 2026. Nel frattempo, non rimaniamo con le mani in mano. Come Consorzio abbiamo deciso di investire ancora più risorse, circa il 18% in più rispetto al 2024 (per un totale di 3,2 milioni di euro, ndr), nelle attività di promozione negli Stati Uniti e ci siamo appellati al Governo e al ministro Lollobrigida affinché il sistema Italia metta a disposizione ulteriori fondi per proseguire nella penetrazione di un mercato che, per quanto maturo, ha ancora margine di crescita».






